Le vetture da corsa più amate della storia sono nate dalle mani di artigiani straordinari, veri e propri scultori della velocità.
Uomini capaci di trasformare lastre di alluminio in forme sensuali e aerodinamiche, usando solo il martello, il sacco di sabbia e il loro istinto.
Oggi quell’arte quasi perduta rinasce grazie a ModenArt, la bottega di Campogalliano che dal 2017 riporta alla luce le antiche tecniche dei battilastra modenesi.
Un’emozione chiamata ModenArt
Durante la mia visita all’esposizione allestita presso la sede dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, ho provato un’emozione unica.
Davanti ai miei occhi sfilavano opere d’arte “Made in Modena”:
- le tre Ferrari P4 vincitrici di Daytona 1967,
- la Ferrari Testarossa,
- la 250 GT Berlinetta passo corto,
- la 250 GTO,
- la Maserati Tipo 151/3,
- e la leggendaria Shelby Cobra Daytona.
All’esterno, un’installazione realizzata in tondini di ferro su telaio Bugatti EB 110 completava la mostra, unendo arte contemporanea e storia automobilistica.
L’incontro con Afro Gibellini, custode di un’arte antica
Tra le emozioni più forti della visita c’è stata la possibilità di conoscere Afro Gibellini, uno dei più grandi maestri battilastra italiani.
La sua esperienza e la sua dedizione incarnano l’anima stessa di ModenArt: preservare, tramandare e celebrare un patrimonio culturale che appartiene non solo all’Emilia, ma a tutta l’Italia.
Come ricorda Gibellini, dimenticare quest’arte sarebbe un errore imperdonabile: “Le nostre mani raccontano la storia della velocità”.
Il Rinascimento automobilistico italiano
Nel dopoguerra, l’Italia conobbe una nuova stagione creativa: un vero Rinascimento automobilistico.
A Torino e Milano, i carrozzieri costruivano modelli in legno destinati alla produzione di serie, ma a Modena — patria di Ferrari e Maserati — si faceva diversamente.
Qui non c’erano i capitali per modelli complessi, né il tempo per costruirli: le auto da corsa dovevano nascere in fretta, pronte per la prossima gara.
“Le auto da corsa hanno appuntamenti molto prossimi: chi vuole vincere deve arrivare primo anche nello schierare la sua nuova creatura.”
La tecnica dei “filoni”: scolpire l’alluminio a mano
L’arte modenese nasce da Giancarlo Guerra e dai carrozzieri che formarono decine di apprendisti nella tecnica dei “filoni”.
Questi “scheletri” di tondini di ferro, piegati e modellati a mano, servivano da base per dare forma alla carrozzeria.
Da lì iniziava la magia:
- ogni sezione veniva ricalcata su carta,
- trasferita su lastre di alluminio e tagliata a cesoia,
- modellata su sacchi di sabbia, tronchi di legno o incudini,
- saldata con fiamma autogena,
- e infine levigata con martelli e mazzette fino a ottenere una superficie perfetta.
Ogni carrozzeria era unica, con leggere differenze che la rendevano irripetibile.
E proprio per questo, oggi, quelle vetture hanno un valore artistico ed economico inestimabile.
Il tramonto e la rinascita
Negli anni ’70, con l’arrivo dei materiali compositi, l’uso dell’alluminio declinò.
Molte officine chiusero e con loro scomparve un sapere artigianale tramandato di generazione in generazione.
Ma grazie a ModenArt, questa tradizione è tornata a vivere.
La sua collezione — composta da carrozzerie ricostruite, modelli e installazioni artistiche — rappresenta un patrimonio culturale unico al mondo.
Un museo diffuso che racconta l’Italia della velocità e dell’ingegno manuale.
Un patrimonio da custodire nella Motor Valley
L’opera di ModenArt merita una sede permanente nel cuore della Motor Valley emiliana.
Non è solo un tributo al passato, ma un investimento nel futuro: un modo per ricordare che l’arte e la meccanica, in Italia, sono sempre state due facce della stessa medaglia.
Le carrozzerie modenesi non hanno solo vestito le auto più belle del mondo — le hanno scolpite, creando veri capolavori in movimento.
Ringrazio Afro Gibellini per la sua gentilezza e tutti collaboratori di ModenArt per la spledida esposizione.
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Di Alvaro Sgueglia Mariano
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