La Fiat Stilo, presentata al Salone di Ginevra 2001, nacque in un momento complesso per il Gruppo Fiat, nel delicato passaggio tra l’era Gianni Agnelli e quella di Sergio Marchionne.
Il “Progetto 192” riuniva sotto un solo nome tre modelli precedenti — Bravo, Brava e Marea Weekend — per dare vita a una compatta due volumi moderna, sicura e tecnologicamente avanzata.

Fiat abbandonò il design “emozionale” degli anni ’90 per puntare sulla sostanza: qualità costruttiva, comfort e dotazioni di livello premium.
Il nuovo pianale C2, più rigido e sicuro, superava brillantemente gli standard EuroNCAP e introduceva uno schema McPherson anteriore con ruote interconnesse al posteriore.
Nonostante le ambizioni, le vendite furono inferiori alle attese: 650.000 unità prodotte a Cassino e oltre 2 miliardi di euro di investimento che non furono mai recuperati. Ogni Stilo venduta costava a Fiat una perdita media di 2.730 euro. Ma tra le versioni più curiose e affascinanti c’era lei: la Fiat Stilo Abarth.
La figlia illegittima di Abarth

Cosa avrebbe pensato Carlo Abarth di questa Stilo? Probabilmente non avrebbe risparmiato le critiche.
La vettura cercava di unire comfort e sportività, ma con un’indole più da berlina di rappresentanza che da vera hot hatch.
Il marketing impose il nome Abarth, ma sotto la pelle batteva un cuore gentile, più adatto ai lunghi viaggi che ai cordoli di pista.

Fiat tentò di tenere in vita lo Scorpione, in un’epoca in cui il marchio non aveva ancora la brillante rinascita che sarebbe arrivata nel 2007 con la 500 e la Grande Punto Abarth.
La Stilo Abarth restò così una sportiva travestita da compatta borghese, penalizzata da un cambio robotizzato Selespeed poco amato e da un assetto troppo morbido. Solo in seguito arrivò una più apprezzata versione manuale a 5 marce.
Uno scorpione addormentato

Sotto il cofano, però, la Fiat Stilo Abarth aveva argomenti interessanti.
Il motore era un 5 cilindri aspirato 2.4 litri, derivato dalla famiglia Pratola Serra, capace di 170 CV.
Un’unità dal sound coinvolgente e dalla grande elasticità, ma poco esplosiva: lo 0-100 km/h veniva coperto in 8,5 secondi, con una velocità massima di 215 km/h.


Il retrotreno leggero e la taratura morbida delle sospensioni la rendevano più una “gran turismo compatta” che una sportiva pura.
E se il cambio Selespeed risultava lento e poco preciso, la versione manuale riusciva a restituire un piacere di guida più autentico e rotondo.
Un’auto perfetta per l’autostrada, meno per il track day — ma occhio ai consumi: da vera Abarth, erano alti sempre e comunque.
Dotazioni e comfort da berlina premium

Al netto dei pregiudizi, la Fiat Stilo offriva una dotazione sorprendente per il suo tempo.
L’abitacolo era spazioso e moderno, con plancia soft-touch, inserti in finto alluminio e sedili comodi anche per i lunghi viaggi.
Tra gli accessori disponibili figuravano:
- Sedili in pelle riscaldabili e con memoria
- Clima automatico bi-zona
- Cruise control e sensori luce/pioggia
- Sistema Easy Go con avviamento senza chiave
- Infotainment Connect NAV con comandi vocali e telefono GSM integrato
- Sky Window, il celebre tetto apribile lamellare elettrico
Una dotazione che molte compatte odierne possono solo invidiare.
La Stilo “Michael Schumacher”

Nel 2004 Fiat celebrò il legame con Ferrari lanciando la Fiat Stilo “Michael Schumacher”, versione speciale della Abarth.
Prodotta in circa 3.500 esemplari, era disponibile con carrozzeria tre porte Rosso Corsa, cambio manuale e dotazione full optional.



Sotto il cofano poteva montare sia il 2.4 20V da 170 CV sia il 1.9 Multijet da 140 CV, mentre esteticamente spiccava per il kit Zender e i cerchi specifici.
Rarissima la versione GP, limitata a 200 unità con guida a destra per il mercato britannico.
Una vera chicca da collezione per i fan del Kaiser e dello Scorpione.
Perché comprarla oggi
La Fiat Stilo Abarth non è una sportiva “pura”, ma una compatta comoda, ben accessoriata e oggi sottovalutata.
Offre un motore solido, una buona abitabilità e dettagli tecnici di livello.
Meglio cercarla con cambio manuale e storico manutentivo completo, evitando i problematici esemplari Selespeed.
La versione Michael Schumacher, invece, rappresenta l’allestimento più prestigioso e collezionabile.
Un pezzo di storia automobilistica italiana che racconta una Fiat in transizione tra passato e futuro, ancora oggi affascinante per i veri appassionati.

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