Ricordate il clima di cambiamento che si respirava tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta?
L’Europa cambiava volto: cadeva il Muro di Berlino, si riunificava la Germania, nasceva l’Unione Europea.
Anche il mondo dell’industria e del design fu travolto da quella stessa energia di rinnovamento, e in Italia Ivano Beggio, geniale patron di Aprilia, comprese come cavalcarla al meglio.
Un incontro nato per caso

All’inizio degli anni ’90, Aprilia stava vivendo una fase di grande successo.
Le vendite crescevano, le vittorie sportive si moltiplicavano, e grazie all’accordo con BMW per la produzione della F 650, l’azienda di Noale era in piena espansione.
Durante il Salone del Mobile 1992 a Milano, Beggio organizzò un’esposizione che univa le sue due passioni: il design d’arredo e le moto.
Proprio lì, al Teatro San Babila, incontrò per caso Philippe Starck, architetto e designer francese di fama mondiale.
Fu un colpo di fulmine creativo: i due parlarono per ore e decisero di collaborare per creare qualcosa di completamente nuovo.

Nel dicembre dello stesso anno, al Motor Show di Bologna, fu presentato il primo frutto del sodalizio: lo scooter Aprilia Lama, futuristico e avveniristico, che però non entrò mai in produzione. Ma la scintilla era ormai accesa.
La nascita della Motó: “togliere il superfluo per lasciare solo l’anima”

Nel 1993 Beggio e Starck iniziarono a lavorare su un progetto ancora più ambizioso: una moto diversa da tutte le altre, una sintesi di tecnologia, semplicità e arte.
Starck voleva realizzare una moto “pura”, ridotta all’essenziale.
Il risultato fu la Aprilia Motó 6.5, una moto fuori dal tempo e fuori dagli schemi.
Il motore scelto era il monocilindrico Rotax 650 cc derivato dalla Pegaso, opportunamente addolcito per un’erogazione più dolce (42 CV).
Ma a stupire era il design: linee tondeggianti e armoniche, elementi funzionali in vista e una costruzione che esaltava i materiali.
Innovazioni e soluzioni tecniche
- Serbatoio “a uovo” Acerbis, ottenuto con stampo rotazionale
- Scarico Lafranconi sotto al motore, privo di silenziatori laterali
- Radiatore KTM convesso verso l’esterno
- Colori e materiali scelti personalmente da Starck, che firmò anche il codino
La presentazione e il successo mediatico

La Aprilia Motó 6.5 fu svelata al Motor Show di Bologna del 1994.
La reazione fu mista: stupore, curiosità e qualche perplessità.
Ma l’obiettivo di Beggio era centrato: tutti parlavano di Aprilia e della sua moto firmata da un artista.
La produzione partì nel 1995 e la campagna pubblicitaria fu mirata a un pubblico diverso: designer, architetti e creativi.
Molti acquirenti non la guidavano neppure: la Motó diventava un oggetto da esposizione, un simbolo di stile e modernità.
L’effetto però svanì presto. Già nel 1997 le vendite calarono drasticamente: i motociclisti “tradizionali” non la capivano, e chi l’amava lo faceva come si ama un’opera d’arte.
La produzione cessò, ma la leggenda era appena nata.
In sella: come va la Motó 6.5

La Motó è facile da guidare e sorprendentemente comoda.
In città si comporta quasi come uno scooter, con sospensioni morbide e posizione eretta.
Fuori città si dimostra piacevole nelle curve lente, anche se mostra qualche incertezza nei cambi di direzione più veloci.
Meno a suo agio in autostrada: sopra i 120 km/h compaiono vibrazioni e oscillazioni, e la sella dura e stretta conferma che il suo habitat ideale è l’ambiente urbano.
Perché comprarla oggi

Più che una moto, la Aprilia Motó 6.5 è un oggetto di design.
Fu ideata per un pubblico raffinato, non per i puristi della guida sportiva.
Oggi è ricercata dai collezionisti e dagli amanti del design industriale:
- Esposta al Guggenheim Museum di New York nella mostra The Art of the Motorcycle (1998)
- Presente al Museum of Modern Art di San Francisco
- I membri del Club Italia 6.5 ne preservano i ricambi e la memoria
Sul mercato attuale si trovano esemplari ben conservati, spesso con pochi chilometri e a prezzi accessibili.
Meglio preferire le versioni aggiornate con serbatoio a due rubinetti (richiamo 1995) e diffidare di quelle lasciate all’aperto.
Un restauro può essere complesso, ma la meccanica condivisa con la Pegaso semplifica la manutenzione.
Grazie alla passione dei “Motauri”, la piccola comunità dei proprietari, la Motó continua a vivere come simbolo di coraggio, innovazione e bellezza senza tempo.

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Scheda tecnica – Aprilia Motó 6.5
| Motore | Monocilindrico Rotax 650 cc raffreddato a liquido |
|---|---|
| Potenza | 42 CV |
| Cambio | 5 marce |
| Peso | 170 kg |
| Sospensioni | Forcella telescopica / monoammortizzatore posteriore |
| Freni | Disco anteriore e posteriore |
| Anno di produzione | 1995–1997 |
| Designer | Philippe Starck |
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