Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, Alfa Romeo si trovava in una delle fasi più complesse della sua storia.
Il Biscione attraversava una grave crisi finanziaria, i modelli in listino erano ormai datati e serviva un cambio di rotta deciso.
L’IRI, all’epoca proprietario della casa di Arese, affidò la guida a Ettore Massacesi, ex giornalista e specialista in organizzazione aziendale, affiancato da Corrado Innocenti, manager di lungo corso.
Due figure lontane dal mondo dell’automobile, ma vicine a quello della gestione industriale moderna.
Le buone intenzioni, però, non bastarono: la loro gestione è ricordata come un’occasione mancata, conclusa con la vendita di Alfa Romeo a Fiat (dopo una lunga trattativa con Ford).
L’accordo tra Alfa Romeo e Nissan: un’alleanza storica

Il modello simbolo di quella fase è l’Alfa Romeo Arna, nata nel 1980 da un accordo con Nissan Motor Corporation firmato a Tokyo il 9 ottobre 1980 da Massacesi e Takashi Ishihara.
L’intesa prevedeva la creazione di una nuova vettura di classe medio-inferiore, costruita sui lamierati della Nissan Cherry (Pulsar in Giappone), ma con motore, trasmissione e avantreno dell’Alfasud.
L’obiettivo era chiaro: contenere i costi di sviluppo e aggirare i dazi doganali europei sulle auto giapponesi, sfruttando una produzione interna.
Nasce così la società Alfa Romeo Nissan Autoveicoli (ARNA), con sede a Napoli e stabilimento a Pratola Serra (Avellino), a soli 50 km da Pomigliano d’Arco.
“ARNA. E sei subito Alfista” – il lancio più discusso di sempre

Nel 1984, l’Arna debutta nei concessionari italiani accompagnata dallo slogan pubblicitario:
“ARNA. E sei subito Alfista.”
Una campagna spettacolare ma poco fortunata culminò nella presentazione di Taormina, dove un elicottero mostrò al pubblico una Arna sospesa nel cielo.
Il commento ironico del pubblico — “Buttatela in mare!” — riassume il destino della vettura.
Il matrimonio tra Alfa e Nissan non fu dei più felici.
Il progetto, affidato all’ingegnere Domenico Chirico (già braccio destro di Rudolf Hruska per l’Alfasud), era vincolato da forti limiti di budget e da scelte stilistiche imposte dalla parte giapponese.
Il risultato? Una vettura 80% italiana e 20% giapponese, affidabile ma poco carismatica.
Gli Alfisti non la riconobbero come un’Alfa vera, e il mercato la punì.
Caratteristiche tecniche e dotazioni

Eppure, sotto la superficie, l’Arna nascondeva alcune soluzioni tecniche interessanti:
- Pianale condiviso: primo esperimento di piattaforma internazionale per Alfa Romeo.
- Retrotreno a ruote indipendenti, segno di attenzione alla dinamica.
- Impianto di ventilazione con quattro velocità e ricircolo d’aria — una novità per l’epoca.
- Prezzo competitivo: 9.980.000 lire al lancio.
- Carrozzerie: 3 o 5 porte (L e SL), in bianco, nero o grigio.
Motorizzazioni
- 1.2 da 63 CV con carburatore monocorpo (poi aggiornato a 68 CV con doppio corpo).
- Arna Ti (1984): versione sportiva con carrozzeria aerodinamica, alettone, interni sportivi, contagiri e cerchi in lega optional (528.000 lire).

Nonostante gli aggiornamenti, le vendite rimasero basse.
Nemmeno la simpatica mascotte “Arnaldo il Ghepardo” riuscì a risollevare l’immagine di un progetto percepito come lontano dallo spirito Alfa Romeo.
Lo Yen e la Fiat: il tramonto dell’Arna

L’ottimismo iniziale lasciò presto spazio alla realtà economica.
Il motto dell’AD Innocenti, “vendere automobili o cioccolatini è la stessa cosa”, si scontrò con un progetto sbagliato nel posizionamento e troppo simile ad altri modelli della gamma (Alfasud e 33).
Il cambio Lira-Yen sfavorevole rese oneroso l’approvvigionamento dei componenti Nissan, mentre il passivo di bilancio del Biscione crebbe a dismisura.
Nel 1986 l’IRI decise di vendere Alfa Romeo a Fiat, che rilevò l’azienda e chiuse rapidamente la produzione dell’Arna nel 1987.
Perché oggi l’Alfa Romeo Arna è un’auto da riscoprire

Oggi la Arna viene rivalutata con un occhio diverso: è parte della storia Alfa Romeo, un esperimento di integrazione industriale anticipatore dei tempi.
| Anno di produzione | 1984–1987 |
|---|---|
| Stabilimento | Pratola Serra (AV) |
| Motori | 1.2 – 1.3 boxer Alfasud |
| Porte | 3 e 5 |
| Potenza | 63–68 CV |
| Versioni più rare | Ti e Jubilé (200 esemplari, solo Svizzera) |
Come per il pulcino Calimero, anche l’Arna suscita simpatia mista a ironia, ma rappresenta un pezzo unico di storia automobilistica.
Solo 50.000 esemplari prodotti, oggi rarissimi, con Ti e Jubilé come versioni più ambite dai collezionisti.
Alla guida di una Arna Ti, si apprezza la leggerezza, la vivacità del motore boxer e un carattere sorprendentemente sincero.
Non sarà mai una GT, ma è una pagina curiosa e autentica della storia del Biscione.
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