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Vespa alla Parigi-Dakar 1980: l’impresa eroica di Marc Simonot nel deserto

Nel 1980 quattro Vespa P200E parteciparono alla leggendaria Parigi-Dakar. Solo Marc Simonot tagliò il traguardo, scrivendo una pagina immortale nella storia dei motori e di Piaggio.

Vespa Dakar

Il 1º gennaio 1980, ai blocchi di partenza della seconda Parigi-Dakar, si presentò un equipaggio insolito: quattro Vespa P200E blu, pronte a sfidare il deserto più duro del mondo.
L’idea fu di Jean-François Piot, ex pilota rally e nuovo responsabile sportivo Piaggio, che volle dimostrare la resistenza e l’affidabilità della Vespa anche nelle condizioni più estreme.

Vespa Dakar
Il Team Piaggio.

“Percorrere il deserto in Vespa è già un’avventura. Farlo in una corsa come la Dakar è la vera scommessa di Piaggio.”
Jean-François Piot

Il progetto Piaggio: la Vespa Rally Dakar

Vespa Dakar
Vespa P200E Dakar.

Il modello scelto fu la Vespa P200E, lanciata nel 1977.
A Pontedera, i tecnici Piaggio realizzarono una versione speciale “Rally Dakar” con numerose modifiche per affrontare il deserto:

  • Serbatoio da 25 litri per un’autonomia di oltre 700 km
  • Gruppo termico alleggerito e motore 2T da 12 CV
  • Telaio e sospensioni rinforzati
  • Cerchi da 12” con pneumatici tassellati
  • Airbox maggiorato e sella monoposto con supporto lombare
  • Faro supplementare per le tappe notturne

La base restava quella classica Vespa, ma la sua missione era tutt’altro che normale: attraversare migliaia di chilometri di sabbia e pietre.

I piloti e il team logistico

Vespa Dakar
Vespa P200E Dakar in sosta per manutenzione.

Piot formò un vero Piaggio Vespa Team Paris-Dakar, composto da piloti esperti:

  • Bernard Neimer, campione di Francia Enduro 1978
  • Marc Simonot, giovane talento e vespista appassionato
  • Yvan e Bernard Tcherniavsky, collaudatori e piloti di lunga esperienza
  • Jean-Louis Albera, pilota di riserva

A supportarli, cinque Land Rover d’assistenza guidate da nomi illustri come Henri Pescarolo e René Trautmann, con meccanici scelti tra i migliori di Pontedera.
Un’organizzazione degna di un grande team ufficiale, con una logistica complessa e perfettamente pianificata.

La strategia di gara: prudenza e tenacia

Vespa Dakar
Vespa P200E Dakar.

Nella prima tappa europea, le Vespa si piazzarono in fondo alla classifica, come previsto. Piot aveva una strategia precisa: non forzare i tempi, lasciare che i Land Rover si qualificassero per primi e potessero garantire assistenza in Africa.
Una scelta vincente. Dopo la traversata verso Sète, la squadra risultò perfettamente posizionata per affrontare il continente africano.

Il deserto mette alla prova uomini e Vespe

Vespa Dakar
Vespa P200E Dakar.

Appena in Africa, iniziarono i problemi: forature continue, sospensioni distrutte, pneumatici che sfregavano sulla lamiera, cadute e fatica estrema.
Nonostante tutto, i piloti non si arresero.
Le Vespa furono spesso spinte a mano o sollevate dalle sabbie del Sahara. I meccanici, veri eroi silenziosi, riparavano i danni ogni notte, sostituendo sospensioni e silent-block.

Il deserto, però, non perdona:

  • Yvan Tcherniavsky si perse tra le dune.
  • Bernard Neimer si infortunò gravemente.
  • Bernard Tcherniavsky si fermò a pochi chilometri dal traguardo.

Marc Simonot: l’unico a tagliare il traguardo

Vespa Dakar
Il manifesto celebrativo.

Solo Marc Simonot riuscì nell’impresa impossibile.
Pur arrivando fuori tempo massimo, completò l’intera Parigi-Dakar in sella alla sua Vespa P200E.
Fu il primo e unico vespista a concludere il raid più duro del mondo, entrando per sempre nella leggenda del motociclismo.

Una vittoria morale, un trionfo d’ingegno e di coraggio che rese immortale il nome Vespa anche nel mondo delle competizioni estreme.

L’eredità della Vespa Dakar

Vespa T5 Dakar Prototipo
Vespa T5 Dakar Prototipo

Dopo la corsa, le quattro Vespa blu scomparvero quasi del tutto: si stima che solo due esemplari sopravvivano oggi, uno dei quali in una collezione privata olandese.
Nel Museo Piaggio di Pontedera, è esposto un muletto del prototipo Vespa T5 Rally 1985, erede mai nato di quella leggendaria avventura.

Piaggio non tornò più ufficialmente alla Dakar, ma il mito della Vespa Parigi-Dakar 1980 resta vivo come simbolo di coraggio, passione e spirito d’avventura italiano.

Leggi anche: Lancia Fulvia Concept: la rinascita mancata di un’icona italiana

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Fonti: Dakardantan.com, quinewsvaldera.it, museopiaggio.it

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Una replica a “Vespa alla Parigi-Dakar 1980: l’impresa eroica di Marc Simonot nel deserto”

  1. Storia avvincente e ricca di informazioni sconosciute

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